Vieniminelcuore
tutto quello che hai sempre voluto sapere sull'Autrice del libro e non hai mai trovato altrove perché a nessuno è mai fregato di pubblicarlo

come un gattino sull’albero

- 28 marzo 2013

fireman-w-kitty

in pratica verso le sei usciamo di casa, io e il mio partner in crime. lui sta tornando a casa sua, che è a un’ora di treno da milano, che non sta neanche in lombardia, tanto per intenderci. tornerà sabato, separarsi è una pena così dolce eccetera eccetera. io butto i vuoti, lui chiude la porta con le sue chiavi. ci salutiamo in metropolitana, io mi metto in un locale a scrivere.

verso le otto mi sorge un dubbio. lo trasformo in certezza frugandomi in borsa. okay, ho lasciato le chiavi su in casa. chiamo il partner in crime di cui sopra. si dichiara disposto a tornare e ripartire in serata. mi pare un’ingiustizia di proporzioni inumane. mi scervello a pensare a qualcos’altro.

poi faccio due più due. sto al primo piano. la finestra è aperta. ci arriverò mica con una scala? esco dal locale e mi dirigo baldanzosa verso il farmacista sotto casa. gli spiego la situazione e gli chiedo se ha una scala lunga abbastanza. tira fuori la sua scala. non è lunga abbastanza. mi suggerisce di provare a chiedere in giro se qualcuno ha una scala lunga abbastanza, e soprattutto di fargli un fischio se alla fine ci salgo e scavalco (sono in minigonna).

vado dal libraccio. annuncio: mi sono chiusa fuori. mi prestate una scala? mi mettono a disposizione un commesso tutto per me. facciamo due prove, una con la scala della varia, l’altra con quella della scolastica. nessuna delle due è lunga abbastanza. di ritorno il commesso mi propone, potrei chiamare un mio amico scassinatore. oppure potremmo chiedere in chiesa, le scale quelle per andar su alle campane (file under: le idee geniali che ti vengono nel momento del bisogno).

torno dentro al libraccio, indecisa tra il sacro e il profano. un altro commesso ha una terza idea. e se chiamassi i pompieri? ma perché no, penso io. mi cerchi il numero?

[nota di colore. ogni persona a cui ho raccontato questa storia aveva una sua idea di quel che sarebbe successo se avessi chiamato i pompieri. in cima alla top ten:

-ma poi ti scassinano casa
-ma poi devi fare la denuncia
-ma poi ti tocca pagare la multa]

sprezzante di questi signori pericoli, ho chiamato i pompieri.

-vigili del fuoco buonasera.
-salve. mi sono chiusa fuori, abito al primo piano e ho la finestra aperta. mi date una mano?
-un momento prego.

cornetta coperta. brusio dall’altra parte. c’è una che si è chiusa fuori. dove?, risponde qualcuno.

-dove?
-sui navigli.

cornetta di nuovo coperta. stanno evidentemente decidendo se ne valgo la pena. poi qualcuno pensa ai suoi colleghi americani, che non fanno altro che salvar gattini tutto il giorno, e si vede che gli faccio tenerezza.

-va bene, arriviamo.
-quando?
-tra poco, stia là davanti.

sto là davanti. incontro anche un mio amico che per non perdersela decide di star là davanti anche lui. dopo un dieci minuti arrivano con il camioncino rosso, in otto.

-salve. è lei che si è chiusa fuori?
-sì.
-ha un documento che provi che abita qui?
-no.
-come no?
-eh, no. è di sopra in casa.
-testimonio io!, dice il mio amico, volenteroso.
-non basta, risponde il vigile, sdegnosetto.
-chiedete al farmacista, dico io, tagliando la testa al toro.

entriamo dal farmacista.

-conosce questa signorina?
-no.
ah!, il mio farmacista, che sagomaccia.
-ma sì, ma sì. fate andar su lei, mi raccomando.

non fanno andar su me, purtroppo o per fortuna. va su il pompiere scassinatore, invece, che trova le chiavi e ce le tira dal balcone. io e il mio amico ci abbracciamo. con un altro pompiere entriamo trionfanti dal portone. intanto che lascio i miei dati chiacchieriamo.

-ma quindi lei sta qui da sola?
-eh.
-e cosa fa nella vita?
-scrivo libri.
-e come ha fatto a chiudersi fuori?
-perché il mio ragazzo ha chiuso con le sue chiavi.
-ma vivete qui insieme?
-ma le pare?
-scusi, sa, tutte queste domande. è che non ha idea di quanta gente si intrufoli in case altrui. ex mogli, fidanzate, suocere..
-tutte donne?
-quasi. come mai la finestra era aperta?
-perché il mio ragazzo fuma.
-qui dentro? ma è troppo piccolo! lo faccia fumare fuori.

alla fine torniamo giù, tra il mezzo naviglio di umarell che si è fermato a guardare.
abbraccio i pompieri uno per uno, ringrazio, mi fermo a aspettarli sul ponte.
quando passano gli faccio ciao ciao con la manina.
ricambiano.
non ho ancora smesso di ridere.

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5 commenti | Commenta | Permalink
  1. Massimo Giacon

    Mi hai fatto iniziare la giornata sorridendo.

    28 marzo 2013 - 08:38
    1. lulabelle

      <3

      28 marzo 2013 - 12:57
  2. PuroNanoVergine

    La scena è divertente anche da leggere (su “leggere” ci vuole un accento da qualche parte, ma non saprei dove).
    Per fortuna che il post non l’hai intitolato “Like a little cat on the tree”: sono allergico ai titoli inglesi ;-)

    2 aprile 2013 - 15:42
    1. lulabelle

      hai ragione, non l’avevo approvato! perdonami <3

      22 aprile 2013 - 00:46
      1. PuroNanoVergine

        Di nulla, ciao.

        22 aprile 2013 - 20:43

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