Vieniminelcuore
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Nick Cave, 11 luglio 2013, Lucca Summer Festival

- 16 luglio 2013

cave

Laura, sì che ti ho pensata. Ti ho pensata lì davanti al palco, prima che Nick Cave cominciasse a suonare. Dodici anni fa al Palalido, 4 giugno 2001. Ore di coda sul cemento dentro a un caldo levavita, e poi la corsa fin sotto al palco, da morirci. Ti ricordi che apriva Goldfrapp? Con quella maglia tremenda a forma di farfalla, di paillettes dorate, e i membri della band vestiti tirolesi. Brava anche, eh. Ma dio se non finiva più.
Poi è finita, grazie al cielo, e Nick Cave è salito sul palco. Lungo, disossato, curvo su di noi come un predicatore dell’Arkansas, perso dentro al suo personale antico testamento. Ti ricordi che c’era ancora Blixa? Fermo in un angolo, zitto, imbolsito, il gilè tirato ai bottoni, gli occhiali da sole. E Mick Harvey, anche lui c’era ancora. Serissimo, impeccabile, le sopracciglia ad ala di gabbiano, la faccia da sì va beh ma facciamo in fretta che poi devo andare a lavar la macchina.
E Warren Ellis, ti ricordi di lui allora? Era appena entrato nei Bad Seeds, lo vedevamo sul palco per la prima volta. Somigliava un po’ a Ligabue, aveva un sacco di capelli e niente barba, e quando non saltava in giro come un ossesso suonava voltato di spalle, a grandi archettate drammatiche. L’anti Blixa, in tutto e per tutto. Così chiaro anche allora, quello che sarebbe successo più tardi.
In questi dodici anni ho visto almeno altri dieci concerti di Nick Cave, Laura. Non mi ha mai delusa, ma ieri avrei voluto che tu fossi lì. Ti avrei voluta vicina nel momento in cui sono entrati, e oltre a Blixa mancava Mick Harvey. Fa paura quando manca Mick Harvey, sai? Alla fine ci è andato davvero, a lavare quella cazzo di macchina, e sul palco a sinistra non è rimasto niente a cui aggrapparsi.
Cioè, a parte Conway Savage. È diventato il mio Bad Seed preferito, e tu dirai, bella forza, di quelli storici non è che ce ne siano rimasti tanti, giusto lui e Martyn P. Casey. Ma Conway, Laura. Conway è un’altra cosa. Anni fa una ragazza che conoscevo mi ha raccontato che è andata a vederlo al concerto solista e gli ha offerto da bere e lui le ha vomitato sulle scarpe. Conway, tenerezza mia. Che dio non ti cambi un capello in testa.
Warren Ellis da dov’è poco ma sicuro non si schioda. Si muove anche meno sul palco, il che è sicuramente una buona notizia. Ma non farmi parlare di lui, sai già come la penso. È un grande animale da palcoscenico, un barbone ancestrale come non se ne vedono in giro, ed è anche bravo, su questo non ci sono dubbi. Ma è Nick Cave che avresti dovuto vedere, Laura. È di lui che voglio parlarti, anche se so già che non ci riuscirò come voglio.
Minaccioso, elegante, ringiovanito di tutti questi dodici anni. Che uno pensa sì certo, trapianto di capelli e via andare, ma gli resta comunque il sospetto che si sia venduto l’anima al diavolo. Prima di cominciare ha fatto cenno alla security di levarsi dallo spazio tra noi e lui, ché voleva fare cose. E le ha fatte, Laura. Giuda porco se le ha fatte.
Chi come me era sotto il palco difficilmente riuscirà a dimenticare quello che ha visto. Si è gettato sul pubblico come se dovesse ingoiarlo intero, su un anemone di mare di braccia che lo sorreggevano incredule. È salito sulle spalle di alcuni, ad altri ha tenuto la mano. Ha dedicato canzoni a caso, democratico come una maledizione.
Mi sono persa dentro il fatto inspiegabile di lui che mi cantava a dieci centimetri dalla faccia. Stagger Lee, Deanna, Red right hand, From her to eternity. Era sconnesso e selvaggio, apocalittico e puro, e aveva una voce, una voce che davvero non mi spiego. In un’intervista tempo fa gli hanno chiesto come mai fosse cambiata. Ha risposto che quella nuova era la sua vera, che la vecchia gli costava più fatica. Beh, ecco qua. Bentornata la fatica.
Si è rimesso in caccia, Laura. È tornato nei suoi luoghi oscuri. Potrei sbagliarmi, ma credo che l’album nuovo parli di questo. Spingere via il cielo. Spingere via la tua donna, gli amici, i concerti da music hall, il cantautorato col culo comodo. Tornare su strade nere, antiche, terribili. Farsi male, che è sempre stato il suo modo. Non è un modo né giusto né sbagliato, ma è il suo, è sempre stato il suo, per lui funziona, non ha mai funzionato altro.
Ci ha salutato con Stagger Lee, ‘una canzone da fischiettare tornando a casa’. Dopo il concerto mi sono seduta fuori dai camerini. Piangevo come se mi avessero presa a pugni in pancia, ma pugni in pancia dati bene proprio. Ho abbracciato Conway, gli ho detto che è il mio Bad Seed preferito. Ho ignorato Warren Ellis, mi è sembrato giusto così. Nick Cave era seduto poco distante, si fumava una sigaretta. Il tour manager mi ha pregato di lasciarlo stare. Dubito che mi sarei avvicinata comunque.
Vallo a vedere a Milano, Laura.
Vai a vedere questa cazzo di apocalisse, e spera non si faccia troppo male nel frattempo.

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